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Visualizzazione dei post con l'etichetta tristezza

Il quinto giorno...

...il nano è tornato all'asilo. TRADOTTO: Ho passato quattro mattine a fare la casalinga disperata. Ma ho anche fatto mangiare mio figlio per ben quattro pranzi. Ho dovuto tirare a lucido la casa, che Nonnaccì è pronta ad individuare il minimo grano di polvere. Ma ho provveduto a farle trovare montagne di roba da stirare. Ho imparato a memoria il palinsesto di Boing e rai Gulp. Ma potevo sintonizzare su MTV ogni tanto. Ho passato tre notti di sonno a singhiozzo, una di sonno ininterrotto ma solo perchè ho minacciato il Tu (o ti alzi stanotte, o chiamo l'avvocata). Stamane il nano si sveglia piagnucoloso oltre ogni dire, ma la mamma gestapo non si fa intenerire e lo fa portare all'asilo. Per venti minuti ho avuto la casa vuota. Pace. Desiderio di un lungo bagno bollente, di farmi uno scrub con la crema al cocco che mi ha regalato Favola, magari di una tazza di caffè con un libro davanti. Voglia di cazzaggiare, come quando avevo vent'anni, e potevo ciabattare in pigiama f...

L'infanzia negata

Bari, quartiere J, ore 15.30. Io e il Tu siamo in macchina, diretti verso l'ambulatorio. Strada nota, sempre la stessa. E INVECE NO, QUALCOSA DI STRANO STAVOLTA C'E'. Ci sono tre ragazzini che scavalcano il muro tra la Chiesa e il centro per i ragazzi; e sono carichi di secchi, scope e mazze per lavare a terra. Il Tu inchioda, io scendo dalla macchina gridando -nel mio perfetto italiano- hei , cosa credete di fare?- e - non è roba vostra -. Come se non fosse palese che a loro non gl'importa un piffero che quella sia roba altrui. Li guardo: hanno 9, 10 anni. Forse 11. Bambini con la pelle dorata dal sole estivo, i pantaloncini corti e le ginocchia sbucciate. Ragazzini che per ingannare la noia hanno pensato di entrare in chiesa, prendere quello che trovavano -e per fortuna sono entrati solo nel ripostiglio, e scappare. Per fare una bravata. Per dimostrare che loro sono dei " fighi ", che sono "grandi", che devono avere il "rispetto". Capi...

Requiem...

Lunedì è morta Billa Bella. Il mio primo cane. 15 anni di fedele servizio, di scodinzolii e leccate bavose e puzzolenti. Non camminava più. Le sue zampe posteriori pendevano dal resto del corpo come morte. "Sindrome della cauda equina", questo il nome della sua malattia. E io, che ne curo tanti, non ho potuto fare niente, se non darle pasticchine e cortisone, cercando di allontanare l'inevitabile. L'ho uccisa io. Perchè delegare a un collega sarebbe stato facile, ma non me lo sarei mai perdonato. Ho pregato perchè si addormentasse nel sonno, ma Billa è sempre stata un tipo tosto: ha accettato il suo passaggio dalla maturità alla vecchiaia con quella dignità canina che non smetterà mai di stupirmi. Anche sabato, quando sono arrivata a casa di mamma, è arrivata reggendosi sugli anteriori, e uggiolando felice. Non la vedevo da Pasqua, e per quanto fossi preparata è stato un shock. Magrissima, il musetto bianco e gli occhi velati. Da lontano sembrava un cucciolo. Ho pas...