lunedì 24 gennaio 2011

Piccole conversazioni famigliari

"mamma metti Paoa dietta.... io bacio... braccio... mamma bene tantoootantooo....mamma dai io uttolo?"
Tradotto: Donna, metti giù mia sorella nella sdraietta che voglio venire in braccio e baciarti, perchè io ti amo oltre ogni dire...ma che me lo dai un fruttolo?
"mamma io no zie... vieni... alena, ualo... no aspetti..pollo...no mamma io no zie..."
Tradotto: Donna, non voglio andare all'asilo, perchè non vieni vicino a me così ti faccio vedere le entusiasmanti figure del mio libro, c'è la balena, lo squalo... donna ASPETTA che non ho finito, c'è anche il polpo...donna ti sto implorando IO NON VOGLIO ANDARE ALL'ASILO,l ma capisci quando parlo?
"Paoa, io tantotranto bene, bella Paoa.. Paoa mamamma e dade, mamma....paoa tatta!
Tradotto: Sorella io ti amo, sei bellissima, tu appartieni a me e a questa donna che ti porge la tetta... a proposito, donna! mia sorella ha fatto la cacca!

Tre esempi di conversazioni a casa mia. Eccone un quarto, cove io converso con la mitica Nonnaccì:
"ma il dvd che hai comprato al bambino... non gli piace"
"è un dvd nuovo, non l'ha mai visto...e poi non gli deve piacere per forza.."
"non è questo... mi sembra troppo VIOLENTO per lui..."

Il DVD è TOY STORY 3.
E io sono, come al solito, senza parole....

giovedì 20 gennaio 2011

Considerazioni parte seconda

Avere un figlio, il primo, è un salto nel buio.
Non importa quanto uno possa pnsare di essere preparato: entri nel panico alla prima colica, e la notte ti alzi per controllare chenon sia schiattato approfittando della tua unica ora di sonno.
Avere un figlio, il secondo, è decisamente meglio.
Lo rispetti di più, hai pazienza, metodo e quella consapevolezza che non ti fa entrare nel panico.
TRADOTTO: come mi piace questa seconda maternità.
Complice una nana adattabile e una casa con l'ASCENSORE mi sento padrona del gioco come non mai.
Intendiamoci, mi venderei un rene per otto ore di sonno filate, ma il sonno a singhoizzo l'avevo messo in conto. Sto scoprendo una fonte di energia che permette di badare a due nani, una casa, e -in parte- al lavoro. Già, perchè sono in studio, con lei in braccio a succhiare il ciuccio, e scrivo il post con una mano sola.
"ma come, porti la bimba in ambulatorio?"
"si"
"perchè?"
"forse che l'allatto ogni tre ore?"
" e non mi puoi lasciare il latte nel biberon?"
Domanda logica: ma visto che con Davi il latte è calato appena lui ha iniziato col biberon, preferisco organizzare e porgere la tetta al momento più opportuno.
E poi, Nonnaccì ha detto chiaramente che, visto che la bambina piange e lei "non vuole che deve piangere" (parole testuali) non sev la sente di tenerla. Almeno adesso.
Quindi apro la porta dello studio con Pigolina nel marsupio. strappando un sorriso ai miei molti clienti, faccio terapie ballando per la stanza perchè ha mal di pancia, scrivo ricette con lei sulle ginocchia.
Un cliente giovane, alquanto perplesso, mi ha chiesto: "non capisco come fai; o è meno dura di quanto sembra o hai un pusher davvero bravo."
Come faccio non so; ma devo controllare che quello che il Tu mi mette nel caffè sia davvero zucchero.

martedì 18 gennaio 2011

Considerazioni

Anno nuovo.
Nana nuova.
Casa nuova.
Non contenta dei mille impegni ho anche cambiato casa.

lunedì 3 gennaio 2011

Back to the blog (spero)

NON SONO MORTA.
Non ho la depressione post partum, lo sclero da bimamma o simili. Semplicemente è morto il pc. E l' internet key ci ha mollato. Quindi sono stata tagliata fuori dalla blogosfera fino ad oggi.
Allora, innanzitutto grazie per gli auguri.
Poi, mia figlia.
Dopo quello che doveva essere uno stupidissimo cesareo e che invece è stata una roba molto più splatter del previsto, con tanto di tanichetta del drenaggio, pere di antidolorifico e vicine di letto pazze (ma proprio pazze), mi sono ritrovata con questa tanto sospirata nana tra le braccia. E' come guardarsi in uno specchio, lei assomiglia a me come Davi assomiglia al Tu.
Paola, ribattezzata Pigola per il suo modo "pigoloso" di piangere, è una nana tranquilla. Dal giorno di Natale inizia a sorridere al suo rimbecillito papà, e osserva il mondo con un paio di occhi color petrolio, troppo liquidi per potreli definire. Il Nano ha deciso che è "mia e di mamma" e s'incazza di brutto de gli altri la prendono in braccio.
Già, il Nano.
Mi sonmo resa conto che allafine tanto più nano non è quando ho portato Paola a casa. Che ha una mano paffuta e grande quanto il mio palmo. Che portab la taglia quattro dim pantaloni, che parla iun modo spedito e che capisce tutto. Da che è nata sua sorella gli si è sciolta la lingua. Va da lei e recita la poesia di Natale e poi ti stupisce con un "Paola, ora tu..."
"ma nano, Paola non sa ancora parlare... dovremo insegnarglielo"
e lui, serissimo "Paola, dici AAAA, Paola, dici AAA"
e la ricopre di baci bavosi.
E lei sta lì, e osserva perplessa questo nano gigante pieno di capelli che le porta macchinine e pupazzetti, che le toglie il ciuccio e se lo mette in bocca...
...e che adesso reclama la sua tetta.
Sorry, I must go.