venerdì 15 settembre 2017

Storie di letto

Sul lettone, quando teoricamente uno si vuole rilassare, c'è un problema.
La mamma ha solo due lati.
E loro sono tre.
La mamma ha solo due braccia.
Di fronte a cotanta inettitudine materna, il magico trio escogita i seguenti sotterfugi per spostare uno degli altri due e raggiungere l'ambita genitrice.
Il Nano grande, pardon , il Ragazzino, se riesce ad arrivare per primo adotta la tecnica "sonofattodipiombo".
Si incolla al materasso e forte dei suoi ventotto chili, non si muove più.
La Nana, protesta.
S'indigna.
S'impenna.
E a differenza dello Stato di Don Raffaè, non getta la spugna.
Anzi. Arriva a dei livelli di bastardaggine indecenti.
Fa il solletico sotto i piedi, finge di aver visto qualcosa per interessare gli altri due, finge di piangere.
Il mininano, di solito, ci casca in pieno.
Spodestato dal suo posto-accanto-alla-mamma, lui è meno creativo della sorella. La sua tecnica si basa sulla sola forza fisica.
e visto che lui, di fisico, oggettivamente non ha molto, che fa?
Salta.
Addosso ai fratelli, sul lettone, sul mio ginocchio.
Appena qualcuno si scansa,lui si intrufola lesto lesto.
E si accozza.
E' peggio di una cozza patella sullo scoglio.
Mi abbraccia con la forza di mille Koala.
Mi avvolge di quell'amore matto dei nani maschi.
Mi fa sciogliere come un gelato a ferragosto.
E poi mi dice: "TETTEEEEEEEE"

Non è un nano romantico. decisamente no.

giovedì 31 agosto 2017

Piccoli maniaci crescono

Lui è piccolo. Scuro.
Occhi marroni scintillanti.
Logorroico.
E una fissa. Le TETTE.
Dopo la funzione di cuscini, antistress e merenda, stamattina ha deciso che sono ottime come tamburo.
"papà, ascolta...sto TAMBURANDO con le tette di mamma!!!"

il mio ruolo di madre serva-della-gleba sta raggiungendo il fondo del barile...

venerdì 9 giugno 2017

un sorriso

il primo sentimento dovrebbe essere la rabbia.
poi lo sconforto, la tristezza.
accompagnati dalla speranza.

io non ho provato niente. nella mia testa non passava un pensiero che fosse uno. solo uno strano ottundimento del sensorio, uno stato stuporoso, un modo ovattato di fare le cose.
non riuscire a piangere.
non riuscire a pregare.
non avere che poche parole scambiate via sms, coincise, quasi fredde.

sono otto giorni che respira con un tubo in gola, otto giorni in cui la sua mamma è devastata al punto di sembrare pazza, che i suoi nonni hanno perso la testa.
otto giorni in cui suo padre è di marmo.
suo padre.
il mio fratello-cugino.
chiuso nel suo dolore in una stanza di ospedale. a tenere la mano del suo bambino.
una stanza è troppo piccola per contenere tutto questo dolore. troppo fragili le pareti, troppo sottili i vetri. e aspetti che tutto imploda, che il mondo si fermi, e non sai come fare a scendere, e a spingere, perchè il mondo deve andare avanti, deve girare...

dopo sms telegrafici e sconfortanti, oggi, finalmente, leggo questo:

"B. ha fatto un sorrisone...tutto intubato e immobile, ma lo ha fatto."

la serata è diventata improvvisamente più leggera...

martedì 6 giugno 2017

palla fibrosa

accade che quella telefonata arrivi.
accade che il tono della voce dall'altro capo del filo sia basso, e strozzato.
accade che la frase inizi con "ti devo dare una brutta notizia".
pensi al tuo vecchio papà.
a S., principessa malata.

e pensi che lo sapevi che questa cazzo di telefonata sarebbe arrivata, che devi essere forte, che forse sarà un bene.
ma non sai, non immagini.

non puoi sapere che in un ospedale lontano un dottore illuminato ha proposto una risonanza magnetica per un bimbo all'apparenza sano, chissà cosa è scattato in quel dottore, chissà cosa di quel bimbo dagli occhi scuri non gli ha fatto dire di tornare a casa, lui e i suoi paranoici genitori.
chissà.
non puoi sapere.
da medico immagini il brivido nel leggere il risultato, quella scarica di adrenalina  di quando hai azzaccato una diagnosi. hai ragione, signor dottore.
il passo in sala operatoria è breve, l'operazione sarà lunga.
aprire una piccola testa, tagliare i riccioli bruni, togliere quella palla fibrosa, quel qualcosa infido e bastardo che nessuno era riuscito a intravedere.
avere il dolore dell'attesa che aspetta dietro a una porta, dei genitori in ansia, dei nonni.
e il nostro, che siamo tanto lontani.

vorrei chiedere perchè a loro, che combattono con la Retth tutti i giorni della loro vita, perchè. vorrei chiamare, mandare messaggi, ma io sono sempre quella con i figli perfetti, che può bearsi dei loro sorrisi, che lì  può sgridare, baciare e vestire. che guarda le recite di fine anno. che stasera ha mangiato con il peso del mininano sul cuore... io sono quella che può essere felice.
e stasera si sente maledettamente in colpa per esserlo

guarisci, piccolo B.