venerdì 9 giugno 2017

un sorriso

il primo sentimento dovrebbe essere la rabbia.
poi lo sconforto, la tristezza.
accompagnati dalla speranza.

io non ho provato niente. nella mia testa non passava un pensiero che fosse uno. solo uno strano ottundimento del sensorio, uno stato stuporoso, un modo ovattato di fare le cose.
non riuscire a piangere.
non riuscire a pregare.
non avere che poche parole scambiate via sms, coincise, quasi fredde.

sono otto giorni che respira con un tubo in gola, otto giorni in cui la sua mamma è devastata al punto di sembrare pazza, che i suoi nonni hanno perso la testa.
otto giorni in cui suo padre è di marmo.
suo padre.
il mio fratello-cugino.
chiuso nel suo dolore in una stanza di ospedale. a tenere la mano del suo bambino.
una stanza è troppo piccola per contenere tutto questo dolore. troppo fragili le pareti, troppo sottili i vetri. e aspetti che tutto imploda, che il mondo si fermi, e non sai come fare a scendere, e a spingere, perchè il mondo deve andare avanti, deve girare...

dopo sms telegrafici e sconfortanti, oggi, finalmente, leggo questo:

"B. ha fatto un sorrisone...tutto intubato e immobile, ma lo ha fatto."

la serata è diventata improvvisamente più leggera...

martedì 6 giugno 2017

palla fibrosa

accade che quella telefonata arrivi.
accade che il tono della voce dall'altro capo del filo sia basso, e strozzato.
accade che la frase inizi con "ti devo dare una brutta notizia".
pensi al tuo vecchio papà.
a S., principessa malata.

e pensi che lo sapevi che questa cazzo di telefonata sarebbe arrivata, che devi essere forte, che forse sarà un bene.
ma non sai, non immagini.

non puoi sapere che in un ospedale lontano un dottore illuminato ha proposto una risonanza magnetica per un bimbo all'apparenza sano, chissà cosa è scattato in quel dottore, chissà cosa di quel bimbo dagli occhi scuri non gli ha fatto dire di tornare a casa, lui e i suoi paranoici genitori.
chissà.
non puoi sapere.
da medico immagini il brivido nel leggere il risultato, quella scarica di adrenalina  di quando hai azzaccato una diagnosi. hai ragione, signor dottore.
il passo in sala operatoria è breve, l'operazione sarà lunga.
aprire una piccola testa, tagliare i riccioli bruni, togliere quella palla fibrosa, quel qualcosa infido e bastardo che nessuno era riuscito a intravedere.
avere il dolore dell'attesa che aspetta dietro a una porta, dei genitori in ansia, dei nonni.
e il nostro, che siamo tanto lontani.

vorrei chiedere perchè a loro, che combattono con la Retth tutti i giorni della loro vita, perchè. vorrei chiamare, mandare messaggi, ma io sono sempre quella con i figli perfetti, che può bearsi dei loro sorrisi, che lì  può sgridare, baciare e vestire. che guarda le recite di fine anno. che stasera ha mangiato con il peso del mininano sul cuore... io sono quella che può essere felice.
e stasera si sente maledettamente in colpa per esserlo

guarisci, piccolo B.



giovedì 17 novembre 2016

Vita da Alzheimer

La sera, quando torno dall'ultimo turno in clinica, sono peggio del Grinch. 
Ho solo un desiderio, buttare giù uno zerinol e crollare sotto il piumone.
Ma trovo il mio papà, morto di fame, che ci aspetta per cena.
Perché anche se a casa sua mangia alle otto, e MIA mamma ha mangiato con i nani, e infatti è crollata sul divano, lui ci aspetta.
Chiedendo tre volte se ha preso le pillole.
Con l'occhio da bassethound, velato, che non riesce a seguire la tv.
Due anni fa avrebbe preteso il telegiornale, sbraitando con o contro i politici.
Su Trump, neanche una parola. Sul Referendum idem.
Quelle discussioni non mi mancano, neanche un po'.
Le ho sempre odiate. Mi sembrava di essere contro un muro, vecchio, ostinato e cieco.
Adesso ci sorbiamo Miss Marple.
Tutti in silenzio.
Un padre, una figlia e un genero.
Oggi mi ha detto che lui e mamma sono fortunati, due brave figlie, splendidi nipoti.
Il bello dell'Alzheimer è che ha cancellato tutto il brutto, e a lui ha lasciato, grazie a Dio, il bello.
A me ha lasciato un padre che scopro più umano nella vecchiaia.
E di questo dico grazie.

martedì 8 novembre 2016

Natale è nell'aria

30%di sconto sui giocattoli alla Coop. 
Con un totale di cinque bambini a cui far trovare regali sotto l'albero, il richiamo del centro commerciale la domenica pomeriggio ha vinto sul trio divano-tv-plaid. Che poi con i nani in giro sarebbe stato comunque difficile, ma vabbè...questa è un 'altra faccenda.
Lasciare la Nana dai nonni è stata dura; mentire sullo scopo della nostra uscita altrettanto. 

Ci siamo fatti forza e io e il Tu siamo andati a comprare regali x tutti i nani di famiglia.
In queste due ore massacranti, oltre a vedere che il 30%si alcuni prodotti era una presa x i fondelli, visto che avrebbero avuto un prezzo inferiore dal 9 novembre, ho osservato le seguenti categorie di persone:
1- gli indecisi, ma talmente indecisi che si portano dietro il Nano e poi mandano il marito a comprare il regalo scelto mentre il pargolo sceglie mutande all'ovviesse; terribilmente di cattivo gusto.
2- i risparmiatori:lei in un negozio, lui in un altro... Vediamo dove costa meno. Probabilmente i due euro che risparmiano se Li bevono con gli interessi in carburante.
3- i precisi. Il loro regalo deve piacere per forza. Di solito sono maschi, e passano due ore a leggere il retro della confezione. Se poi al nano il meccano fa davvero schifo, PAZIENZA. Al massimo ci giocano loro.
4- i pubblicitari. Se l'ho visto in TV va bene. Pazienza se il pargolo ha venti mesi...il Lego City da 1346 pezzettini a 45.99 è troppo bello!
5- i moderati che fanno scelte d'impulso; riempiranno il carrello, e poi mediteranno su cosa comprare e cosa no. Almeno non si rischia di restare senza Monopoly.
6-i senza speranza. Madre con bimba di quattro anni che le faceva vedere pacchi e pacchetti, e diceva"questo è da,zia Mirella, questo dalla nonna". No comment. Una roba che ti ammazza l'infanzia.
Noi ci siamo ottenuti a bozze di letterine di Natale, desideri e gusti dei bambini. Avremmo svuotato volentieri il reparto scientifico, così come i giochi da tavolo. Siamo tornati carichi come babbo Natale, e abbiamo prudentemente nascosto in cantina, dentro enormi valigie, il.nostro bottino.
Molto soddisfatti....

giovedì 5 maggio 2016

troppo tempo

il nano non è più un nano. è, per sua scelta, un ragazzino dagli occhi dorati, eclettico e sensibile. fa la seconda elementare, mi fa sgolare per fare i compiti e poi prende dieci con la facilità con cui io mi dimentico la matita per occhi la mattina.
la nana è un pò meno nana. chilometri di capelli e sopracciglia mobilissime. ride spesso e volentieri, sembra un maschiaccio per i suoi modi da scaricatore di porto e l'accento barese contro il quale la sua mamma combatte quotidianamente. vuole fare basket, equitazione, nuoto, canto, robotica e violino.
il mininano è un mini. i capelli di paul mccartney e una spiccata tendenza a cadere..dalle scale, dal letto a castello. per lui non fa differenza. si sveglia di notte e michiama per dirmi "mamma, ti vojo bene" e ricrolla addormentato.
io adesso ho i capelli cortissimi.
lavoro tanto. meno di prima, ma sempre tanto.
il Tu sta bene.
ci sono i nonni sullo sfondo, onnipresenti, utili e dannosi allo stesso tempo.
Nonnippo ha l'Alzaimer.
La zia matta si è trasferita a Praga.

è passato troppo tempo.
sono mesi che torno sul mio blog.
rileggo i post.
i commenti.
e mi chiedo dove sono finita. perchè ho smesso di fare qualcosa che mi portava gioia.
non mi so dare una risposta.
perchè il writer's block non l'ho mai avuto. sul mio profilo fb ci sono gli ultimi due anni di nani, di mammitudine.
ecco troppo tempo.
ma sono tornata...

lunedì 18 agosto 2014

Summer

delle mie estati di bambina credo di aver già parlato. di questa estate, dopo un anno pieno di fatti e schifosamenete avaro di post, no. l'estate dei nani è stata uno squallido prolungamento della scuola, un vedere la mamma di sera dopo il lavoro, un aspettare il weekend per fare qualsiasicosa e poi ritrovarsi da ikea perchè piove. questo è il mio punto di vista. vediamo il loro. Il nano grande, pardon, il Rgazzino, ha passato sette settimane in un summer camp nel quartiere a fare cose fichissime: piscina, gite in barca, equitazione, incursioni in yogurtheria. quando è finito si era, giustamente, un pò stancato ed è stao felice di passare una decina di giorni da nonnaccì in attesa di sette giorni in calabria saudita. la nana, lei, dopo le disavventure a scuola di campo estivo non ne ha voluto sapere, e visto che non aveva senso costringerla.. si è fatta sette settimane da nonnaccì a fare la nipote unica. si vede che è mia figlia perchè non ne ha approfittato per niente; ha accettato la cosa, per poi confidarmi che lei è più contenta di stare dall'altra nonna perchè nonnaccì "mi vuole dare troppi bacetti.. non mi lascia mai in pace!" il mininano, dopo lunga e misteriosa malattia (forse mononucleosi)è allegramente tornato a scuola, dove ci hanno chiesto se "per favore, potete legarlo al seggiolone per insegnargli a stare seduto?". indovinate dove abbiamo mandato la maestra... adesso sono al lavoro, in attesa di altri sette giorni di ferie in Umbria, noi cinque e basta. seguirà resoconto dettagliato, prometto!

lunedì 12 maggio 2014

la bambina oppositiva

è un giorno come tanti, c'è il sole, o forse è nuvolo. ma non ha importanza. il mininano è dai nonni e tu vai a prendere i due nani grandi, lieta di fare una sorpresa inaspettata. peccato che la sorpresa la faranno a te. perchè mentre la maestra del nano grande è sorridente, pacifica e sorniona, quella della nana ti accoglie con una faccia da funerale, squotendo il capo in segno di inequivocabile disappunto. e te lo vomita addosso, il suo diappunto, di botto, mettendoti all'angolo. e tu vai al tappeto inmalo modo. la nana mena. senza un motivo o una ragione. si avvicina e da uno schiaffo o un pizzicotto. la nana ride in faccia alle maestre quando la sgridano (e scopro che la sgridano piuttosto spesso). la nana dice NO! alle attività, allo stare seduta composta, al cibo della mensa, al mettersi seduta a riflettere su quello che ha fatto. la nana fa le linguacce agli altri bambini. la nana non ascolta. la nana è prepotente, provocatrice e oppositiva. la nana non è stato possibile piegarla. la nana la notte fa brutti sogni, e chiama la mamma a salvarla dai bimbi cattivi. la nana mi chiede ogni mattina "mamma, ma DOBBIAMO andare a scuola?" con la rassegnazione negli occhi, ma non piange mai. e non è giusto che un bambino sappia cosa sia la rassegnazione a tre anni e mezzo. la mia bambina ha un problema a scuola. e ha trovato un muro mentre cercava una mano.