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due anni fa

Due anni fa stava arrivando, pesante come una tonnellata di mattoni, infido e bastardo come un ex dei tempi del liceo. Me so sentivo addosso ogni mattina, mentre mi lavavo i denti, e guardao allo specchio unatizia che non ero io. Godeva dei miei capelli sul cuscino, così tanti da formare un velo nero sulle mie lenzuola celesti, rideva dei miei assalti alla nutella; mi presentava mamme sicure di sè, con neonjati narcolettici, suocere fantastiche e lavori flesibili. Metterva sadicmente in risalto le mie assenza, facendo strillare mio figlio quando io non c'ero, e si insinuava nell'auricolare del telefonino per stringermi il cuore.
Due anni fa il senso di colpa per essere una cattiva madre stava iniziando na mangiarmi l'anima. Forse ero solo stanca, forse erano gli ormoni, o la pillola o non so. Ma Due anni fa stavo male.
Cosa ero?
Chi ero?
Perchè non ero come le altre?Perchè non mi accontentavo? Perchè non riuscivo a giustificare le mie assenze, le mie mancanze (il lavoro - i soldi- il sonno) come facevano altre?
Era solo il fatto di lasciare il Nano a mia suocera a farmi sentire così..uno schifo? O ero io?
"ora sei mamma...è così..."
Così ..come? Brutto, massacranrte. Mi devo immolare sull'altare della maternità, rinunciando a sogni, progetti.. e se un giorno mio figlio mi dovesse chiedere: "ma perchè non hai fatoo questo o quello? per COLPA mia?". Cosa gli rispondo?
Queste e altre mille erano le domande che mi toglievano la seenità, che riempivano di incubi le mie scarse ore di sonno.
Due anni fa avevo paura di non riuscire più a essere una persona.
E allora ho iniziato a scrivere. Sul un block-notes dove avevo segnato le fasi della gravidanza, il libriccino regalatomi da mia cigina perchè sopra c'erano i beatles col sottomarino giallo. Ho versato inchiostro e lacrime, rabbia e passione. Ho scritto forte, per esorcizzare la paura di non farcela, con una bic blu extrafine trovata per caso in un cassetto. Ho lasciato i brutti pensieri sulla carta, uno per volta, ed era come togliere un mattone dal muro. Ho scritto a mio figlio, ho cercato di spiegargli chi ero, e chi volevo diventare, perchè chi fossi in quel momento non mi era chiaro. O forse non mi piaceva e basta.
E' durato due mesi. Poi è finito l'inchiostro. Che scemenza... ma non ho trovato un'altra bic blu extrafine e non ho più scritto niente.
Allora è nato il blog.

Sabato ho ritrovato quel block-notes. Mi sono messa in ascolto, come se avessi paura di sentire l'alito dei miei sensi di colpa dietro al collo. Invece è arrivato il nano con un pezzo di plastilina blu in una mano e una macchinina nell'altra. "mamma...io fatto ualo!" e rideva.
Ho preso pigolina dalla sdraietta, hon acceso lo stereo e i sono messa a ballare con i miei figli.
Il senso di colpa, probabilmente terrorizzato da una tizia che balla i Placebo con due nani, si è dato alla macchia.

Commenti

Zia Atena ha detto…
Semplicemente emozionante...
Strilly ha detto…
Che bel post!
kriegio ha detto…
Lascialo là dov'è... non ti serve!
R ha detto…
che bello =)

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palla fibrosa

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non puoi sapere.
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una stanza è troppo piccola per contenere tutto questo dolore. troppo fragili le pareti, troppo sottili i vetri. e aspetti che tutto imploda, che il mondo si fermi, e non sai come fare a scendere, e a spingere, perchè il mondo deve andare avanti, deve girare...

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Storie di letto

Sul lettone, quando teoricamente uno si vuole rilassare, c'è un problema.
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E loro sono tre.
La mamma ha solo due braccia.
Di fronte a cotanta inettitudine materna, il magico trio escogita i seguenti sotterfugi per spostare uno degli altri due e raggiungere l'ambita genitrice.
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Anzi. Arriva a dei livelli di bastardaggine indecenti.
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