martedì 20 dicembre 2011

Tristezza

A volte la tristezza è una cosa solida, grigia e appiccicosa. Si taglia col coltello, si insinua tra le pieghe dei maglioni, impregna le coperte del letto.
Grava sulle spalle di chi ami, ne contamina la pelle e arriva fino alle ossa.
A volte la tristezza è talmente pesante che ti ritrovi ad asciugare lacrime e dolore di chi di solito è la tua spalla, e gli accarezzi la testa come se fosse uno dei tuoi bambini.
E tu, che sei consolatrice, vorresti usare il tuo corpo per scaldare il suo, o fargli fare una doccia bollente, così da lavare via tutto quel dolore.
Sai che la tristezza, quella che lo fa piangere, sarà assorbita dalla routine, dai mille impegni, dalle frasi del Nano e dalle smorfie di Pigolina. Si consumerà come una candela, ne rimarrà solo un rivolo di cera che non la farà dimenticare.

Il mio Tu è triste. Vedere il tuo uomo in pigiama a mezzogiorno, steso a piangere sul divano è una cosa che da parecchio da riflettere su chi dei due sia il reale sesso debole...

2 commenti:

Trasparelena ha detto...

non so cosa dire. Ti abbraccio.

Ruben ha detto...

Non ho dubbi su chi sia il sesso debole (ti leggo da mò, ma non ho mai commentato, oggi invece mi va perchè capisco quella sensazione)