Dopo il mare... la montagna.

Tempo di adattamento del nano a erba, terra, foglie secche e rametti: dai tre ai cinque secondi. (erano tre e dico almeno tre cambi al giorno, ma ne valeva la pena)
Praticamente una pacchia. Tempo quarantotto ore e il mio rampollo mangiava come un elefante, dormiva come un ghiro e si muoveva come Adamo nel giardino dell'Eden, sgranando gli occchioni per ogni cosa nuova. E vi assicuro, in mille metri quadri di giardino di cose nuove ne vedi tante. Ha scoperto che gli alberi sono "aaarti" e che le foglie fanno "schhhhhh" se tira vento. Che le farfalle ("atta") sono veloci, che i calabroni ("zz'ne") fanno zzzz quando volano, che le pere e le susine crescono sugli alberi.
Ha capito che in casa sono religiosamente conservati cappelli di paglia che avranno quarant'anni, e giocattoli rigorosamente vintage che erano della mamma (i mitici Puffi).
Ha imparato a tirare calci al pallone col sinistro, a fare "gal" giocando col papà, a salire e scendere le scale. 
Ha portato a spasso il suo cane, rinforzando un rapporto già solido, e ha deciso che come materasso è decisamente moooolto comodo (che se Nonnaccì lo avesse visto avrebbe cacciato un urlo...)
Adesso siamo nella triste bari, e il passaggio è stato per lui un pochino traumatico, per noi molto di più.
la panza cresce, è ancora senza nome, io ho preso solo 5 chili e ho, aimè, ripreso a lavorare.
Sono state delle belle vacanze....
Commenti
I racconti di campagna mi fanno venire sempre più voglia di portarci la mia piccola.