lunedì 15 febbraio 2010

L'aspettare

Qualche tempo prima di sposarci, con il Tu affrontavamo il "problema cicogna".
Sapevamo di volere dei figli, non sapevamo bene quando averli... cioè, ci sembrava strano pianificare un pargolo al "momento giusto".
Qual'era il momento giusto?
E se non arrivava, o non ce ne accorgevamo?
Mille domande, poche risposte.
Troppissimi consigli, dai parenti (aspettate almeno due-tre anni),agli amici (aspettate/non aspettate/ah, ma allora tu non sei incinta?).
Alla fine ci siamo fatti prendere da quel turbine di passione degli sposini novelli. (cacchio, uno fa sesso per anni prima di sposarsi e non capita niente, non sarà poi così facile fare un bambino).
E dopo poco più di un mese eravamo incinti.
Panico. Panico puro.
ma siamo sicuri che c'è? E adesso che si fa?
Si aspetta.
Otto mesi (ho partorito prima) di paziente attesa. Le nostre vite che ruotavano introrno alla mia pancia, piccolo melone di promesse e speranze. Mesi di liste di nomi, di passeggiate a vedere passeggini (!), di tutine minuscole stese al sole. Riviste di puericultura e forum di mamme, parole scritte sul suo diario, per non dimenticare niente.
Piani per il futuro.
"Come te lo immagini?" faceva lui.
"Come te." rispondevo io.
Io che giocavo a fare la super gestante, per dimostrare che non ero malata, e lui preso dall'ambulatorio che doveva ingranare.
Il nanetto che nuotava nella sua piscina privata, ascoltava "yellow submarine" e "Bellamore", dormiva durante i miei concerti e rispondeva con un calcio al timido "toc toc" del papà sulla pancia.
Io mi immaginavo di leggere per lui i libri che amo, fargli ascoltare musica di ogni tipo, portarlo al parco la domenica.
Pensavo di andare a fare la spesa con lui nel passeggino e il cane legato al manubrio.
Lo avrei portato sempre con me, la sua mamma.
Al mare sfoggiavo il mio bikini nero e bianco, e un cocomero enorme e abbronzato.
Non mi sono mai chiesta "sarò una brava mamma?".
sarei stata una mamma. Punto.
Avremmo fatto un favoloso parto epiduralizzato, lui avrebbe pianto e noi ci saremmo detti "ti amo" e sarebbe stato tutto facile.
Ma anche no.
Sei settimane prima della data prevista un dottore mi ha aperto come una cozza per tirare fuori il mio bambino; un distacco di placenta aveva causato un'emorraggia e non riuscivano a fermarla.
Niente Ti Amo, niente poesia. Solo un'annusata rapida.
E poi è stata solo la rivoluzione...
Ma anche no.
Mio figlio mi ha cambiato la vita, ma non il modo di viverla. alla faccia di chi dice che se sei mamma oramai sei nella tomba.

Adesso Davide ha quasi diciannove mesi. sa dare i bacini con lo schiocco e dice Mamma per ogni cosa. A parte la spesa col cane (diciamocelo, ho visto troppi film americani) ho mantenuto tutte le promesse. Il mio nanetto era con me a matrimoni, a concerti, perfino a congressi. Ascolta i Beatles e Mozart, balla se sente i subsonica e sgrana gli occhioni se leggo per lui le filastrocche di Rodari.
Al parco caracolla contento dietro alla palla.
E io felice di lui, dei suoi sorrisi... finalmente MAMMA!

Questo post partecipa al blogstorming

4 commenti:

diana ha detto...

Bhè anche io ho sognato i miei nani, il loro primo vagito e ho sfoggiato un mega cocomero al mare....poi anche il mio parto è andato in un altro modo e la fatica a volte complica un po' le cose...nessuno mi ha insegnato a fare la mamma....ma i miei tre figli sono riusciti a spremere da me tutto l amore che avevo!!!

Laura GDS ha detto...

Ma vorrei proprio sapere chi cavolo dice che essere mamma è essere nella tomba!

Io sono d'accordo con Lia Celi. Si rinasce: al momento gioco con la bambola ;)

Elena ha detto...

che bel racconto... spero anch'io un giorno di provare quello che provi tu... un bacione!

kikka ha detto...

bellissimo post!!
mi hai fatto venire i brividi!